martedì 25 gennaio 2011

eppi auar all'ombra della Madonnina


Come non fiondarsi al Museo del  Novecento, ambiziosa trasformazione del Palazzo dell'Arengario, appena inaugurato a Milano, per il momento con ingresso gratuito e all'ora del pranzo quasi vuoto? Non dovrebbe essere forse il nuovo fiore all'occhiello della capitale della moda e del design? Francamente l'impressione è fatta di luci, ombre e molte perplessità, ma cerco di spiegarmi meglio. Ricco e bello il contenuto, capolavori a profusione, il  900 italiano presente nella sua articolata varietà artistica e cronologica, una collezione di opere di tutto rispetto e per forza, sono stati svuotate le riserve degli altri musei cittadini e le civiche collezioni. Uno spunto di riflessione didattica iniziale, nella prima sala la collezione Jucker, le opere di Picasso, Braque, Modigliani, Mondrian, Kandinskij, Matisse, gli antesignani internazionali, i giganti della varie avanguardie che hanno vivificato il panorama del secolo appena finito rivoluzionando consolidati canoni estetici del passato. E poi,  arrivano in forza  " i nostri"....Pelizza da Volpedo col suo Quarto Stato, scelta molto politically correct che apre la mostra italiana e subito a seguire lo straordinario futurismo con tutti i suoi protagonisti, Boccioni, Balla, Carrà, Marinetti, Severini (foto), Funi, Depero (foto), Sironi, Soffici (foto).

Seguiranno otto sale monografiche che vedono protagonisti  Boccioni, Morandi, Martini, De Chirico, Melotti, Fontana, Piero Manzoni, Marino Marini (in un corridoio un suo straordinario Cavallo e Cavaliere che certo non poteva mancare), seguiranno gli anni 50 con una sala interamente dedicata ad Alberto Burri e altri grandi maestri informali quali Vedova, Capogrossi, Novelli, Tancredi. L'ultima sezione è incentrata sugli anni 60 con esponenti della Pop Art italiana (non ho visto esposto niente del mio amatissimo Enrico Baj, ma nei testi di presentazione si parla del movimento nucleare da lui fondato e non si possono certo esporre tutte le opere contemporaneamente) per concludere con l'Arte Povera. Fulcro del percorso espositivo e assolutamente straordinario Lucio Fontana con  Neon ed  i Concetti Spaziali del '51 ed il soffitto del '56 proveniente dall'Hotel del Golfo di Procchio all'Isola d'Elba che trionfano nel salone della Torre dell'Arengario. In questa sala la fruizione del bello proviene da fonti molteplici: dalle opere certamente, ma anche dai grandi spazi e dalla loro posizione eccezionale, davanti al Duomo e la sua piazza, da interni ed esterni che si integrano reciprocamente e magicamente attraverso immense  luminose vetrate.

E veniamo alle note dolenti. Premetto la mia incompetenza, non sono né esperta né architetta, ma di musei in giro per il mondo ne ho visti tanti. Ho trovato molto deludente la distribuzione di certi spazi architettonici certamente condizionati dalla struttura del posto, l'allestimento museale che mi è sembrato provinciale ed obsoleto con l'armonia delle colonne interrotta, con le lunghe file di quadri appesi senza soluzione di continuità e nessun elemento che ne interrompesse la monotonia espositiva, con i pannelli di rivestimenti murali dai toni spenti e fané, i quadri male illuminati e offesi da brutte luci al soffitto che sembravano voler essere loro le protagoniste, divani e poltrone di una casa di prestigio, ma che risultano vecchie con quel vellutino già sporco e consumato che le ricopre. Fonte di grande perplessità anche la scelta delle rifiniture e dei materiali, i muri intonacati semplicemente di bianco sono già sporchi come pure i pavimenti che mostrano tutte le tracce del passaggio, non si direbbe certo che il museo ha due mesi scarsi di vita. 
Bellissima invece la rampa elicoidale circondata dalla spirale vetrata che si snoda verso i piani superiori e che ricorda il Guggenheim. "Quando" e "se" le innumerevoli vetrate verranno  pulite gli scorci esterni risulteranno ancor più valorizzati. Oltre al Museo del Novecento, all'uscita le amiche mi fanno scoprire la Vecchia  Latteria Vegetariana. E' un posticino modesto e minuscolo in via Unione, ma fanno dei timballi di verdure squisiti e poi, buono a sapersi, martedì e giovedì EPPI AUAR con musica Laiv.

  


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